Le foto che condividiamo

Mi è capitato recentemente di trovare una mia foto postata su Instagram da una terza persona, è  stato un caso che la vedessi. Dopo aver chiesto al utente in questione di menzionare tra i tag l’autore della foto (lo ha fatto) mi sono sorti molti dubbi, oltre che il nervoso di veder qualcun altro prendersi il merito del mio lavoro.

Quante volte ci apropriamo di foto non nostre e le postiamo sui nostri blog e social?  Sarebbe buona norma sia per evitare problemi sia per rispetto del autore della foto taggarlo nella didascalia o per lo meno taggare la fonte di dove abbiamo preso la foto , qualcuno di voi lo fa ma la maggior parte no, cosa ne pensate?

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La dura vita dell’essere bambini di oggi.

Ho raccontato molte volte che non voglio figli e le mie ragioni , nonostante questo mi ritrovo spesso a parlare di bambini.  Non sono una che prova tenerezza nel guardare i figli degli altri , ne il desiderio di coccolarli e giocarci assieme, tranne quando hanno qualche gioco figo, in quel caso uso i bambini come scusa per poterci giocare io. :-p

Frequento il mondo degli adulti, un mondo fatto di mille contrapposizioni, di incongruità, di egoismo, di facciata e questo mondo dovrebbe fondersi con quello più pulito del infanzia in una linea continua, in fondo è questo che facciamo: nasciamo e attraversiamo le diverse fasi della vita fino attraverso l’infanzia, l’adolescenza l’età adulta e si spera fino all’anzianità. Probabilmente però gli adulti si sono dimenticati cosa significhi essere bambini e adolescenti , di quanto difficili e delicate possano essere queste fasi .

Questo post nasce da un fatto accaduto recentemente, delle persone a me abbastanza vicine si stanno separando, non entrerò nel merito di quali siano le loro ragioni, le loro colpe, sicuramente l’errore più grande è stato mettere al mondo dei figli e sposarsi senza averci riflettuto a lungo, ma essersi fatti prendere dal entusiasmo e dalle emozioni senza pensare alle probabili conseguenze . L’errore di sperare che andrà tutto bene non va commesso se rischiamo di ferire qualcuno, sopratutto se quel qualcuno è un bambino. So cosa state pensando “se tutti ragionassero come te non si farebbero più figli”,  presumibilmente se ne farebbero di meno, però probabilmente ci sarebbero più bambini felici che un giorno diventerebbero adulti equilibrati. Io non sono nessuno per dirvi che non dovete fare figli, ma vorrei far riflettere, mi piacerebbe riuscire a far capire anche a una sola persona che diventare genitori significa mettere le esigenze dei propri figli davanti alle proprie.

Tornando alla coppia che si sta separando a preoccuparmi non è il fatto che si stiano lasciando ma il modo in cui lo stiano facendo. Un anno fa hanno deciso che la loro storia era finita, ma hanno deciso di continuare a vivere assieme per il bene dei bambini, questo genere di cose non le ho mai capite, non vivendo più come coppia, si finisce per far vivere i figli n una realtà anafettiva. I bambini che crescono in un ambiente in cui i genitori non si amano, non si cercano, non si coccolano e spesso non si rispettano e litigano spesso come potranno costruire relazioni sane in futuro? Io ho avuto l’esempio con il mio primo moroso, assistevo alle liti dei sui che erano separati in casa da moltissimi anni, io mi affliggevo perchè mi dispiaceva e temevo ci soffrisse e invece quando glene parlavo ottenevo una persona che faceva spallucce e cambiava discorso. Negli anni in cui siamo stati assieme ho potuto notare alcuni suoi comportamenti particolari, come la sua incapacità di trovare compromessi, o di venirmi incontro, lui mi cercava richiedeva la mia presenza ma dava per scontato che dovessi essere io a dover andare sempre da lui a fare le rinunce è come se non avesse ricevuto gli esempi di cosa significa vivere in una coppia e formare una famiglia. Recentemente il mio ex ha perso entrambi i genitori e nonostante fosse una persona che non esprime i propri sentimenti mi ha confessato che quando ci siamo lasciati ha sofferto oltre che per la fine del nostro rapporto anche per aver perso lo spirito famigliare (che seppur al epoca mi scontrassi molto con mia madre) che si respirava a casa mia.

Tornando alla coppia che si sta separando, la cosa che mi ha lasciata più sgomenta è stata che diano per scontato che i bambini la prenderanno bene e che stiano capendo cosa stà avvenendo. Alle mie domande su cosa sanno i bambini riguardo alla questione separazione e su cosa dovrei rispondere in caso mi interroghino perchè spesso i bambini lo fanno, fanno domande alle persone vicine per vedere se daranno una versione dei fatti diversa (io l’avevo fatta in proposito alla domanda “come nasciamo?” non restando convinta della spiegazione non molto dettagliata di mia mamma andai da mia nonna che mi rispose “ti ha portato la cicogna” ovviamente capii che una delle due o entrambe mi mentirono) la coppia mi ha risposto, “i bambini sanno tutto, e hanno capito” ecco il dubbio ora mi sorge, ma cosa ne sanno loro di psicologia infantile? perchè non si sono rivolti a uno psicologo? come si può pensare che dei bambini in età prescolare capiscano che presto non vivranno più con entrambi i genitori nella loro casa?

Ci sono anche le mamme della nuova filosofia che cercano di tutelare al massimo i figli scegliendo lo svezzamento naturale, vincolando parenti e amici a diete ed orari, che utilizzano le fasce per tenere il contatto costante con i figli, che seguono la filosofia Montessori, che allattano fino ai 5 anni… documentano studiano, leggono, si confrontano ma vivono realmente il proprio figlio? Per quanto positiva possa essere questa filosofia trovo che alcune si concentrino troppo nel seguirla senza invece godersi la spontaneità dei momenti con il proprio figlio, si preoccupano se il loro figlio non riesce a riconoscere i colori come fanno i figli delle altre iscritte al gruppo WhatsApp o Facebook del momento o se non mettono il primo dentino o se lo mettono troppo presto… e rendono partecipe il resto del mondo con post dedicati alla consistenza della pupù dei propri pargoli…

Mamme e papà ho un messaggio per voi, godetevi i momenti con i vostri figli perchè non torneranno, cercate tutti i giorni di fare del vostro meglio ma non stressateli troppo sti bambini, ricordatevi che sono la cosa più importante delle vostra vita e fate di tutto per non rovinargli il  futuro, lasciateli essere loro stessi… se non siete pronti a fare sacrifici, non fate figli, godetevi la vita senza rimpianti e pensate alle conseguenze dei vostri gesti.

Rubrica librosa: Il fiume

Il fiume di Rumer Godden , pubblicato da Bompiani (142 pagine) , questa è la trama:

La piccola Harriet è sospesa tra due mondi, l’infanzia e l’adolescenza. Sua sorella Bea da un po’ non è più la sua compagna di giochi. Il fratellino è ancora un bambino. Il ritmo placido della sua infanzia indiana, fatto del suono delle tessiture di iuta, delle feste traboccanti di colori e odori che salutano l’ingresso di ogni nuova stagione e dell’eterno scorrere del fiume Gange verso il golfo del Bengala, sta per essere stravolto. L’arrivo di un giovane militare inglese, amico di famiglia il capitano John – turba il mondo di Harriet, facendole scoprire il desiderio e la gelosia. Basterà un istante per scoprirsi donna e aprire gli occhi sul mondo che la circonda. E basterà un istante al mondo per spalancare la sua verità. Come ha scritto un celebre critico letterario inglese “questo omaggio di Rumer Codden all’infanzia e all’India è così intenso, così gentilmente cattura l’attenzione, che nei pensieri del lettore, per molto tempo, non ci sarà altro che la giovane Harriet e le persone e i luoghi che compongono il suo mondo”.

Questo libro non mi è piaciuto proprio, l’ho tenuto più di un mese (io li prendo in biblioteca) senza riuscire a superare la metà, l’ho trovato estremamente lento e noioso, si perde in descrizioni inutili, e ho fatto fatica a seguire il filo della storia, speravo di ritrovarmi in India leggendo questo romanzo ma non è successo, alla fine mi sono arresa  e l’ho lasciato a metà. Odio profondamente non finire i libri, mi sembra di aver lasciato qualcosa in sospeso, mi lascia con l’amaro in bocca, un tempo mi obbligavo a finirli lo stesso con l’unico risultato di voler abbandonare la lettura per un pezzo anche di altri romanzi dopo il termine dello stesso, con il tempo ho capito che non vale la penna sacrificare il poco tempo libero dietro a libri che non mi piacciono.

Ho provato a cercare altre recensioni di questo romanzo anche in blog su altre piattaforme riuscendo a trovarne ben poche, pare siamo in pochi ad averlo letto… voi ne avevate sentito parlare? Vi obbligate a finire anche i libri che non vi piacciono?